LA STORIA DELLA MIA VITA!

Salve a tutti,mi chiamo Maria e qui vi racconto la storia della mia vita.

Vengo da un luogo lontano dell’est, vissuta e cresciuta per i primi anni della mia vita in una piccola campagna vicino a Minsk in Bielorussia. Un luogo all’apparenza quasi magico,purtroppo non per me.

Il mio primo ricordo nasce da quando non avevo nemmeno 1 anno, mi alzai la notte per fare la pipì nel mio vasetto di alluminio da sola , scesa ancora gattonando, tutto ciò per paura di svegliare i miei genitori che dormivano accanto a me e i miei fratelli ancora ubriachi. Si effettivamente non ho ricordi di loro sobri,o meglio un episodio c’è, ma ve ne parlerò più in là…

Siamo 3 fratelli, io la più piccola e loro non tanto più grandi di me,a dirla tutta non ci siamo mai sentiti bambini, anche perché per i primi anni della nostra vita siamo cresciuti da soli in mezzo alla strada.

***

Cosa significa crescere in mezzo alla strada? nel nostro caso era tutto molto chiaro.

Da quando ci alzavamo la mattina,il primo sintomo era la fame, perché spesso andavamo a letto senza mangiare. Iniziava così la nostra avventura alla ricerca del cibo.

Quasi tutti i giorni, io e i miei due fratellini, ci avventuravamo verso il centro ,prendendo il primo treno che passava sotto casa,per arrivare al “Rhinok” (Il Mercatone),dove sapevamo che rimediavamo in un modo o in un altro qualcosa da mangiare.

Passavamo tutta la giornata dentro quel Mercatone affollato, per chiedere l’elemosina. Quei soldi necessari che servivano a soddisfare l’alcolismo dei nostri genitori, ed anche il prezzo per non essere picchiati brutalmente, cosa che accadeva tutti i giorni.

Tornare a casa era diventato un’incubo, quindi spesso dopo la nostra giornata passata a vagabondare per la città,rimanevamo a dormire sotto qualche metro o in qualche caserma ,dove un pasto era certo.

Quando mi capita di rado di raccontare la mia storia, la domanda più frequente è come fai a ricordarti nei minimi dettagli tutto questo?? Non ho mai saputo dare una risposta certa, so solo che le immagini di tutto quello che ho vissuto sono impresse in modo indelebile dentro la mia mente. Per non parlare del peso delle cicatrici che mi accompagnano quotidianamente.

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La domanda ancor più frequente è come fa una bambina a convivere con tutto questo? oppure come fa una bambina a superare un abbandono?

All’età di 5 anni, in un giorno per noi come tanti altri, tornando a casa, notiamo un movimento insolito e soprattutto un silenzio assordante,al quale non eravamo abituati,visto che i nostri genitori ubriachi si menavano dalla mattina alla sera.

La polizia ci aspettava, noi spaventati e non capendo cosa stesse accadendo, dopo poco ci ritroviamo in caserma,dove ci spiegano che i nostri genitori non sarebbero più tornati a prenderci. Non saprei descrivere con precisione le mille emozioni che mi hanno attraversata, ma ricordo un dolore implacabile,un vuoto dentro che ancora riesco a percepire chiudendo gli occhi.

Quello fu l’inizio di una lunga e straziante serie di domande che mi ponevo giorno e notte. Perché? Perché proprio a me? Ho fatto la cattiva? è per colpa mia che ci hanno abbandonati? Risposte che ancor oggi a 27 anni non sono arrivate.

In qualche modo devi andare avanti Maria, ripetevo dentro di me, ma come??? Non esistono istruzioni d’uso per questo, nemmeno la vita stessa ti accompagna in questo,devi solo stringere i denti e addormentarti con quel vuoto in attesa di crescere un po..

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Negli anni successivi ci spostavano da un orfanotrofio all’altro, il primo era il più brutto di tutti, essendo stati raccolti dalla strada , non avevamo un minimo di regole ,le regole?? cosa sono le regole? io l’ho capito dopo aver ricevuto botte su botte da parte di quelle bestie che dovevano educarci prima di mandarci in un orfanotrofio con altri bambini. Posso dire di essermi salvata sognando la libertà attraverso una finestra.

All’età di 8 anni siamo stati trasferiti dentro l’ultimo orfanotrofio l’Internato n°5, si chiamava così. Non ho brutti ricordi lì, avevo un pasto caldo, l’istruzione, e tante regole da seguire per poter convivere con altri bambini.

Le giornate passavano, ed io diventavo sempre più cosciente di cosa mi fosse capitato, stavo realizzando di essere stata abbandonata e che non sarebbe più tornato nessuno a riprendermi..AVEVO PAURA!

Il terrore più grande era di non rivedere mai più i miei fratelli, eravamo dentro lo stesso orfanotrofio ma separati,perché eravamo divisi per reparti maschi e femmine. Solo il pensiero di averli vicini mi faceva star bene e soprattutto andare avanti e superare un altro monotono giorno.

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Tutto questo,finché un giorno non arrivò la”notizia”,Qualcuno mi aveva selezionata,tra i bambini che sarebbero partiti in breve tempo, per andare a Londra.

Ma cosa stava succedendo?? questo mi fu chiaro solo quando arrivai a destinazione. Una città Enorme , con dei palazzi Giganti e soprattutto persone che parlavano un’altra lingua. Ma dove sono? Perché mi trovo qui?

Dopo poco mi ritrovo in una casa con delle persone estranee, le quali continuavano a parlarmi, a toccarmi, e darmi cose..Non ci capivo più niente!!

Quelle persone dovevano essere la mia famiglia. All’improvviso avevo un Papà una Mamma e bensì due fratelli. Non avevo idea di come comportarmi in quella bellissima casa con un letto tutto per me,del buon cibo,e persino tanti giochi solo per me.

Era il periodo natalizio, i giorni passavano in fretta,tra passeggiate per la città,tante cene in famiglia e soprattutto i momenti che dedicavo a consumare quei giochi tutti miei. Che bello!! Avevo persino imparato a capire qualcosa in inglese.

Prima di ripartire mi chiesero se volevo ritornare ancora da loro il prossimo anno? Non posso dire di essermi trovata a mio agio in quel soggiorno,anche se rinunciare a tutto quel benessere mi pesava molto, ma il mio unico desiderio era di tornare il prima possibile in orfanotrofio dai miei fratelli.Solo successivamente ho scoperto che anche loro erano stati in altri paesi e in altre famiglie.

Tornata all’orfanotrofio,ho ripreso la routine di sempre. Sveglia presto,sistemi la camera,condivisa con altre 3/4 persone, metti la tua divisa,vai a fare la colazione e dritti in aula di scuola. Le nostre lezioni erano diverse da quelle in Italia, praticavamo molto sport, danza, musica, e soprattutto le mie lezioni preferite; imparare a cucinare, a stirare,cucire ecc.. Quelle cose che dovevi saper fare prima dei 18 anni.

A 18 anni devi saper fare tutto , anche perché la tua avventura in orfanotrofio termina. Ti mandano via,in mezzo alla strada o quelli più fortunati tornano a casa , avendone una. Altrimenti le ragazze rimangono in mezzo alla strada per guadagnarsi da vivere, e i ragazzi invece spesso e volentieri prendono la strada dell’alcol,diventando dei barboni.

Io per fortuna a 18 anni lì dentro non ci sono mai arrivata. All’età di 9 anni, per la mia buona condotta e ottimi voti a scuola, vengo selezionata per un’altra partenza. Questa volta in Italia, non sapevo nemmeno l’esistenza di questo luogo.

Partenza alle 4 di mattina, per arrivare all’aeroporto per le 7,sono solo quasi 3 h di viaggio, sembravano interminabili,l’emozione di scoprire cosa mi aspettava questa volta o meglio dire chi mi aspettava era forte!

Una Mamma e un altro Papa’ e altri due fratelli più grandi erano lì ad attendermi,persone distinte,vestite bene,occhi buoni e molto sorridenti. La cosa che mi ha colpito era il loro modo dolce e spontaneo di approcciarsi a me. Non sapevo cosa fossero quelle emozioni che provavo, so solo che mi facevano star bene!

Il soggiorno con loro è durato 3 mesi,TROPPO POCHI!!

Tornati in orfanotrofio,ho provato una malinconia insolita, un’altro vuoto dentro me. Quel vuoto mi faceva solo pensare a quanto bene ero stata in Italia, a quelle buone persone che mi avevano accolto dolcemente nella loro vita, a tutto quello che avevano fatto per me, a tutte quelle attenzioni e cure che non pensavo nemmeno di meritare. Mi MANCAVANO!

Avevamo il modo di sentirci una volta a settimana,tramite l’unico telefono che avevano in orfanotrofio all’ingresso. Ti sedevi pazientemente davanti al telefono e attendevi quella telefonata per ore! Era diventato l’unico momento felice della settimana.

Mi dicevano che dovevo aspettare altri pochi mesi per rivederli e io non stavo più nella pelle. Ogni giorno preparavo quelle poche cose che avevo,per metterle nella mia piccola valigia,sistemate,stirate,e lavate meglio che potevo.

A poche settimane prima di partire,arriva la solita telefonata della settimana da parte della mia mamma italiana,la quale mi dice che purtroppo non potevo più tornare in famiglia da loro, perché c’èra un altro bambino dell’orfanotrofio che essendo malato, aveva più bisogno di cure.

Ricordo oggi come ieri il dolore che ho provato in quelle parole. INDIMENTICABILE!!

La delusione era grande,quel dolore mi accompagnava quotidianamente.

Finche nuovamente vengo selezionata per la prossima partenza,destinazione sempre Italia. Mi hanno spiegato che ci sarebbe stata un’altra famiglia ad accogliermi. Un’altra famiglia?? significava ricominciare tutto.La voglia di partire era davvero tanta!

Arrivati in Italia,nella solita chiesa dove ci accoglievano le famiglie,tutti gli altri bambini correvano verso le loro rispettive famiglie ed io? Non sapevo proprio da chi dovevo correre. Mi accompagnano da una bella signora,molto elegante e subito dopo la raggiunge un bel signore, alto con il cappello in testa.

Quella sarebbe stata la mia nuova famiglia. Mi regalano un peluches di benvenuto,era davvero molto bello.

Una volta tornati in quella che sarebbe stata la mia casa,ero totalmente spaesata,stanca e soprattutto affamata. Mia Mamma aveva pensato bene di portarmi a pranzo da mia nonna. Non ero proprio abituata a mangiare così tanto e soprattutto così buono. SI SONO SPAVENTATI DA QUANTO HO MANGIATO!

La stanchezza cominciava a farsi sentire sempre di più,ma come dirglielo? osservavo l’emozione di mia Mamma nel volermi comprare i primi vestitini,i primi giochi,e soprattutto passeggiare con me per quella via dove la conoscevano tutti in modo fiero ed orgoglioso di avere finalmente anche lei una figlia.

Non dimenticherò mai il nostro primo bagnetto,il nostro primo natale insieme e soprattutto il calore e l’affetto che mi circondava da parte di tutti i parenti e amici. Per la prima volta il tempo non era a mio favore. Quei 3 mesi sono trascorsi in un batter d’occhio.

Arrivato il momento di ritorno! Questa volta volevo solo darmi una botta in testa per non ripartire più. L’amore che mi avevano trasmesso in quei 3 mesi ,ha cominciato a colmare quel vuoto che sentivo dentro me,per l’abbandono dei miei genitori.Sono stati in grado di non farmi sentire quella tristezza che mi logorava dentro. Magia??

No. Successivamente tornando ancora da loro ho capito che non si trattava di magia. Era L’Amore e il desiderio di creare la nostra Famiglia vera e propria. Quella famiglia che non avevo mai avuto!

La mia vita finalmente stava prendendo forma e colore. Avevo una Mamma e un Papà anche io! I miei genitori avevano deciso di adottarmi! Per sempre? Me li merito? Era tutto cosi surreale!! FACEVA PAURA!(continua)…

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